Binario Vivo

“Binario Vivo” racconta un incredibile fatto di cronaca avvenuto nell’agosto 2015: l’attraversata a piedi del sudanese Abdul Rahman Haroun lungo l’Eurotunnel ferroviario della Manica per raggiungere l’Inghilterra. Nessuno ci è mai riuscito prima, nessuno è uscito vivo, camminando dentro il tunnel al buio, a fianco dei treni che sfrecciano a elevata velocità e a pochi centimetri dai cavi dell’alta tensione. Quasi cinquanta chilometri, un passo dopo l’altro…: gesta che ricordano quelle di Filippide dopo la battaglia di Maratona, e la vicenda di Enea, primo profugo della nostra storia, due eroi tenaci dell’epopea classica evocati dallo spettacolo.


“Binario Vivo” consegna allo spettatore parole, suoni, immagini e soprattutto la narrazione epica di quelle giornate d’agosto in cui il mondo, in vacanza, è cambiato senza accorgersene.

Nove Raixe

Lo spaesamento è sentire smarrimento.
E quando si è spaesati qualcosa si è perso: i punti cardinali, i riferimenti, la strada e la direzione, la casa e le radici...
Si è disorientati e più soli in questa condizione. E perciò ha più significato incontrarsi, e incontrare la poesia, le parole, le storie, perché servono a ritrovare casa e radici. La poesia di Andrea Zanzotto è tutto questo. È punto cardinale, strada, casa, lingua, identità, radici.
A cento anni dalla nascita del poeta, lo spettacolo è un tentativo di capire il presente di un territorio, il Veneto, attraverso le sue parole e la sua poesia, affiancate qua e là alle parole di altri due grandi scrittori di questa nostra terra: Meneghello e Carlotto.
Identità, civiltà, lingua non sono e non possono essere punti cardinali se non hanno, a loro volta, radici profonde e forti in un luogo dove ricordare «che esiste il sublime». Un Luogo che «per risaltare gli antichi splendori e accogliere vie di beltà» - secondo le meravigliose parole di Zanzotto - non può che ricorrere alla poesia, alle storie e a chi dà loro voce per provare a riorientarsi, a ritrovarsi.


Quel Luogo per noi è il Teatro.

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Le Allegre Comari di Windsor

L’idea di festeggiare i 400 anni dalla morte di W. Shakespeare con le Allegre Comari è arrivata grazie alla splendida traduzione di Alessandra Petrina, docente di Letteratura Inglese all’Università degli Studi di Padova, che ha ridato corpo e vivacità ad un testo che necessita di un “trattamento” particolarmente esperto per far rivivere le atmosfere allegre ma allo stesso tempo tragicomiche dell’originale inglese.
I diversi piani del nostro lavoro si svelano anche attraverso i palesi e continui richiami alla Commedia dell’Arte, ad un gioco teatrale sempre rivelato. Gli attori/personaggi, tranne uno, unico prigioniero del destino a lui riservato, entrano ed escono dalla scena apertamente, senza la presenza di quinte o sipario a nasconderne il trucco.