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Approfondimento Archeo

Belzoni

 

ARCHEO vuol anche essere una dedica di sincera gratitudine a Giovanni Battista Belzoni. Il grande scopritore ed avventuriero padovano, senza il quale non potremmo godere di opere di straordinaria importanza e fattura (ma anche di figure più pop come INDIANA JONES, dato che è stato più volte dichiarato da George Lucas e Steven Spielberg che la figura del grande avventuriero americano è ispirata alla vita di Belzoni)

Nota alla prima edizione del “NARRATIVE”
NARRAZIONE DELLE RICERCHE E RECENTI SCOPERTE DI PIRAMIDI, TEMPLI, TOMBE E SCAVI IN EGITTO E IN NUBIA E DI UN VIAGGIO FINO ALLA COSTA DEL MAR ROSSO ALLA RICERCA DELL’ANTICA BERENICE NONCHE’ DI UNA SPEDIZIONE ALL’OASI DEL TEMPIO DI GIOVE AMMONE.
di Giovanni Battista Belzoni

fratelli Sonzogno (prima ed. 1825)

Molti forestieri, e forse anche alcuni suoi connazionali hanno cercato di detrarre alla fama dell’animoso nostro archeografo Padovano ciò che merita, ma tali dicerie furono rivendicate, e distrutte dalla maggioranza di coloro che non si lasciarono trasportare ne dall’invidia, ne da parziali viste nazionali o politiche. A Belzoni sono dovute le più importanti scoperte nell’Egitto, così come lo afferma la relazione de’ suoi Viaggi, e lo comprovano gli uomini di sana mente che scrissero di lui.

Per maggiori informazioni sulla vita di G.B. Belzoni vi invitiamo, al momento, a visitare la pagina: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Battista_Belzoni

Molto presto aggiungeremo info e varie notizie.

 

 ARCHEO – I LUOGHI

 

Zairo

TEATRO ROMANO ZAIRO

La realizzazione del Teatro Romano, lo Zairo, a Padova risale probabilmente al periodo 60-70 d.C.; sembra infatti che vi abbia recitato il poeta latino Publio Clodio Trasea Peto. Dello stesso periodo è quello di Verona[1], che ha caratteristiche simili.

Nel 1077, in un documento, si legge il nome Zairo che, esaminato nella sua etimologia, potrebbe derivare da “Satiro”, di origine dialettale, o da “Theatrum”, di origine latina.

Nel 1775 furono ritrovati i resti del teatro, durante la sistemazione del Prato della Valle, che erano rimasti visibili per poi essere perduti dal XVI secolo. Una parte di questi resti affiorano tuttora durante le periodiche pulizie della canaletta dell’Isola Memmia.

In base ai rilievi effettuati sui resti del teatro, riportati alla luce durante lo scavo della canaletta, si effettuò una ricostruzione nel 1795, depositata presso la Biblioteca Civica di Padova (R.I.P. 1125)[2], teorizzando che l’edificio, nel suo sviluppo totale, avesse un raggio di 125 piedi, quasi 40 metri. L’ipotesi, così definita, venne criticata e corretta nel 1823 definendo un raggio di 125 piedi, quasi 50 metri.

Anche considerando entrambe le ipotesi, una ricostruzione ideale definisce l’edificio come una struttura di dimensioni molto imponenti, se si considera che era collocato in un pianoro con le dovute difficoltà per la sistemazione della cavea.

ponte_comera-2

padova-ponte-san-lorenzo975521158IL PONTE ROMANO SAN LORENZO

Il Ponte di San Lorenzo è l’unico interamente conservato fra gli antichi cinque ponti di Padova romana.

Notizie del ritrovamento del Ponte risalgono al Settecento, ma è solo con gli scavi attuati nel 1938, per restaurare il Palazzo del Bo’, che venne totalmente riscoperto e oggi, dopo duemila anni di distruzioni e inondazioni, se ne possono ancora ammirare i solidi e antichi resti.

La struttura, risalente al decennio 40 – 30 a. C., è impostata su due pile e articolata in tre arcate e conserva ancora l’iscrizione con i nomi dei magistrati che ne seguirono la realizzazione.

Un tempo il Naviglio Interno, detto anticamente Flumesello, passava sotto il Ponte di San Lorenzo.

Il Ponte deve il suo nome alla chiesa di San Lorenzo che fu soppressa nel 1809 per volontà napoleonica e alla quale era addossata la Tomba di Antenore. Il ponte fu anche chiamato Ponte S. Stefano per un attiguo monastero, attuale liceo Tito Livio, o per l’Università, sorta a poca distanza.

Oggi al posto del Ponte e del Naviglio Interno, interrati negli anni ’60, si trovano riviera Tito Livio e riviera dei Ponti Romani, quest’ultima così denominata per i resti di cinque antichi ponti romani, edificati con grosse pietre di Costozza squadrate a scalpello, di solida ed elegante struttura.

Fino ad alcuni anni fa il Ponte era raggiungibile attraverso un sottopassaggio vicino al monumento di Antenore, il mitico fondatore di Padova. Attualmente il passaggio è chiuso.

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 SOTTERRANEI DEL PALAZZO DELLA RAGIONE

I avori di valorizzazione e riqualificazione dell’interrato del Palazzo della Ragione consentono oggi di apprezzare i resti medievali e romani e, più in generale, la crescita stratigrafica della città.Gli scavi hanno messo in luce una struttura di fondazione organizzata in due gallerie longitudinali ed una trasversale, percorrendo le quali si incontrano alcune emergenze significative: testimonianze di periodi storici che hanno lasciato la loro impronta sovrapponendola alla precedente. Di particolare interesse il cosiddetto “cantinone” , vano sotterraneo voltato in mattoni, costruito non molti anni dopo la realizzazioni delle fondazioni del Palazzo. Ancora, in prossimità del “cantinone” la presenza di un ambiente di età romana. I resti corrispondono alla piccola porzione di un edificio, costruito su altre strutture più antiche. Il vano rinvenuto è probabilmente riferibile ad una domus, e le sue pareti interne presentano tracce di affresco; il pavimento, scoperto soltanto per una piccola porzione è costituito da un tappeto di tessere musive bianche con una cornice nera, a quasi 4 metri di profondità dal piano attuale.

La galleria settentrionale mostra le tracce di una strada, affiancata dai resti di quelli che dovevano essere due edifici, uno dei quali di significative dimensioni; nella parte meridionale dell’interrato si trovano ancora resti di edificazione, probabilmente esistenti sino all’avvio del cantiere del Salone.

I reperti del Palazzo della Ragione gettano nuova luce sugli orizzonti ceramici della Padova basso-medievale, quando al vasellame di importazione mediterranea si affiancarono le prime produzioni locali. Ciò avvenne in rapporto all’arrivo di vasai di origine o di formazione islamica e bizantina che garantirono la diffusione del complesso patrimonio di informazioni tecnologiche necessario alla fabbricazione dei nuovi recipienti’ (P. Riavez, disegni S. Bonato).

Arena-romanaARENA ROMANA

L’antico teatro romano di Padova, volgarmente detto arena perché vi si spargeva la sabbia o perché vi avvenivano i combattimenti dei gladiatori, è circondato da un muro ellittico in blocchi di calcare che costituiva la base delle gradinate che delimitavano l’arena.

Edificato a nord della città intorno al 70 d.C., in età Claudio-Flavia, somigliava all’arena di Nimes e per dimensioni non era di certo inferiore all’Arena di Verona; questo dimostra l’eccezionale floridezza economica di Padova in quel tempo.

Giostre e tornei qui allietavano i cittadini al tempo dei re barbari Alarico, Attila, Agilulfo.

Se nel Medioevo il teatro non fosse stato demolito e sfruttato come cava di pietra, anche oggi Padova avrebbe la sua arena.

Nel XIV secolo l’area fu acquistata dalla ricca famiglia degli Scrovegni che vi fece costruire il suo palazzo (demolito nel 1803) e la celebre Cappella.

All’ingresso dei Giardini dell’Arena, il monumento in marmo a Giuseppe Garibaldi (opera di Ambrogio Borghi, 1866), che precedentemente si trovava in piazza Garibaldi; di fronte al monumento il cinquecentesco Palazzo Cavalli, sede del Museo geologico e dell’Istituto di geologia; poco più avanti, il museo di Palazzo Zuckermann.

Museo Civico Eremitani_sala Belzoni

 SALA BELZONI

In questa sala sono raccolti alcuni reperti egizi di area tebana e menfita, provenienti da diverse collezioni private. Tra queste va segnalato l’importante lascito che il patavino Gian Battista Belzoni fece al museo, consistente in due statue in diorite della dea leontocefala Sekhmet da Karnak. Al centro della sala sono posizionate due vetrine contenenti una cassa di mummia antropoide di Meres-Imen (600 sec. a.C.), un modello di sarcofago bivalve a testa di sparviero e un fondo di cassa di mummia. Sulla parete di sinistra è esposto inoltre il papiro iscritto e dipinto del libro dei morti di Horo (età tarda), con scena di pesatura delle anime. Oltre alle suddette testimonianze egizie, all’interno di una teca a lato dell’ingresso si trova anche una rarissima e antichissima statuetta di produzione mesopotamica, raffigurante un personaggio maschile nudo e attribuibile alla seconda metà del IV millennio a.C. (periodo di Uruk). Oltre a quello padovano, ne esistono al mondo soltanto altri tre esemplari, conservati a Parigi e a Zurigo. La statuetta potrebbe raffigurare un offerente o un defunto di alto rango, forse un sovrano o un sacerdote. Dal 2012 nella sala è stata inserita una stazione multimediale dedicata alla figura e l’attività di Belzoni.